{"id":1646,"date":"2020-12-01T11:19:51","date_gmt":"2020-12-01T10:19:51","guid":{"rendered":"https:\/\/preferenzeavanzate.net\/carraro\/?p=1646"},"modified":"2026-04-02T13:36:32","modified_gmt":"2026-04-02T11:36:32","slug":"dialogo-con-andrea-carraro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/andrea-carraro.com\/carraro\/dialogo-con-andrea-carraro\/","title":{"rendered":"Dialogo con Andrea Carraro"},"content":{"rendered":"<p><strong>Per quelli della mia (ma anche della sua) et\u00e0, Andrea Carraro resta un enigma. Non una incompiuta, un enigma.<\/strong>\u00a0Nel senso che \u00e8 difficile spiegare perch\u00e9 a un certo punto se ne siano perse le tracce, smarrite le orme. Eppure lui non ha mai smesso di scrivere, al contrario ha maturato una consapevolezza e una padronanza \u201cdel mezzo\u201d davvero considerevoli, ma nonostante a detta di Enzo Siciliano (che l\u2019ha tenuto a battesimo in alcune collane che allora dirigeva) rappresentasse il meglio della narrativa italiana dei primi anni Novanta, Andrea Carraro a un certo punto della sua carriera ha cominciato a diventare trasparente per l\u2019editoria \u2013 diciamo cos\u00ec \u2013 di sistema. Successe qualcosa, qualcosa che immaginiamo abbia a che fare con la sua idea di scrittura, qualcosa che per\u00f2 ha finito per danneggiare solo la scia luminosa del suo talento. Abbiamo chiesto a lui stesso di raccontarla, attraverso una lunga intervista che prende spunto dall\u2019uscita della nuova edizione de\u00a0<a href=\"http:\/\/www.elliotedizioni.com\/prodotto\/andrea-carraro-il-sorcio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong><em>Il sorcio<\/em><\/strong>\u00a0(Elliot)<\/a>\u00a0ma punta dritto al cuore della sua vicenda personale e artistica. Il rapporto tra editoria italiana e libert\u00e0, quanta ce n\u2019\u00e8 (per davvero) e quanta omert\u00e0 (invece) circola in uno degli ambienti che \u2013 paradossalmente \u2013 dovrebbe essere tra i pi\u00f9 anarchici tra tutti. E poi gli abbiamo chiesto come fu andarsene da s\u00e9 stessi, cio\u00e8 dimettersi dal posto di lavoro che \u2013 soprattutto per gli scrittori \u2013 rappresenta una specie di dogana, oltrepassata la quale non si torna pi\u00f9 indietro. Si diventa altro, in alcuni casi, come Andrea, anche migliori di prima.<\/p>\n<p><strong>Venticinque anni dopo il grande successo de\u00a0<em>Il branco<\/em>\u00a0lo pu\u00f2 dire.\u00a0<\/strong><strong>\u00c8 pentito di quel successo? Avrebbe preferito che fosse arrivato in altro modo? Potesse tornare indietro, rifarebbe tutto? Le ha fatto male, essere paragonato ai pi\u00f9 grandi autori italiani del Novecento quando aveva solo 35 anni?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa ringrazio, ma penso che lei esageri. Non tutta la critica mi appoggi\u00f2, anzi. Grandi, importanti critici letterari non mi hanno mai considerato, n\u00e9 per \u201cIl branco\u201d n\u00e9 per altro che abbia pubblicato in seguito. Soprattutto della generazione dei pi\u00f9 vecchi. Per\u00f2 ho anche della critica che mi sostiene. Non era per fare la lagna, ma solo per dire che, appunto, la critica su di me \u00e8 sempre stata divisa. No, io non rifarei quasi niente nella mia vita di quello che ho fatto, tanto pi\u00f9 nella sfera editoriale-giornalistica, credo di aver sbagliato tanto, per presunzione, per inesperienza, per una naturale propensione che ho a remare contro me stesso e a non contare fino a dieci prima di parlare e di scrivere. Oggi sarei pi\u00f9 cauto nei giudizi sui colleghi, eviterei la critica sui giornali, le polemiche inutili, per le quali non sono portato oltretutto (non sono un polemista, n\u00e9 un critico, anche se magari ogni tanto ci azzeccavo nelle mie idiosincrasie e nelle mie stroncature! Vedi \u201cBotte agli amici\u201d); penserei solo alla scrittura narrativa. Quel successo de \u201cIl branco\u201d mi aiut\u00f2 molto, come negarlo, poco economicamente, socialmente, ma tanto come immagine, come popolarit\u00e0 mediatica, per l\u2019uscita integrale su \u201cNuovi Argomenti\u201d, per il film, per il Festival di Venezia, per le polemiche che scaten\u00f2, per le stroncature, per tutto, un successo che io poi non seppi capitalizzare, ma questo \u00e8 un altro discorso. Il libro \u201cIl branco\u201d invece lo riscriverei, paro paro, come l\u2019ho scritto 25 anni fa! Non lo sento invecchiato. Anzi, forse invecchiando, come i vini, \u00e8 diventato pi\u00f9 pregiato. La genesi di quel libro e l\u2019uscita a Venezia del film li racconto nel nuovo \u201cIl sorcio\u201d, nelle parti che ho integrato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La pi\u00f9 bella recensione di quel romanzo gliela scrisse un altro ex bancario come lei, il grande Giampaolo Rugarli sul \u201cCorriere della sera\u201d. Se ricorda parl\u00f2 \u201cscrittura da strada, molto pi\u00f9 che pasoliniana perch\u00e9 priva di ideologie\u201d. Posto che quegli scrittori e quella critica non esistono semplicemente pi\u00f9, come giudica il fatto che la narrativa italiana \u2013 oggi come allora \u2013 riesca a trovare solo fuori da s\u00e9 stessa un po\u2019 di analisi autentica, se vogliamo un po\u2019 di verit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 vero \u00e8 una recensione bellissima, quella di Rugarli sul \u201cCorriere\u201d, e arriv\u00f2 del tutto inaspettata. Uno scrittore raffinato e un intellettuale scomodo scomparso da qualche anno, Rugarli, lo ricordo con affetto. Ma molto bella fu anche quella di un altro scrittore importante, attento al mondo del lavoro, morto prematuramente, Sandro Onofri, che usc\u00ec sull\u2019\u201dUnit\u00e0\u201d, e di Filippo La Porta sul \u201cManifesto\u201d\u2026 Ricordo queste ma ce ne furono tante altre, uscirono spesso insieme alle recensioni al film di Marco Risi. Credo che sia importante per uno scrittore fare un\u2019esperienza vera nel mondo del lavoro, forse la mia \u00e8 durata troppo a lungo, ma mi ha dato spunto e occasione per scrivere, fra gli altri, \u201cIl sorcio\u201d e altri libri a cui tengo\u00bb.<\/p>\n<p><strong><em>Il branco<\/em>\u00a0\u00e8 stato l\u2019unico romanzo, insieme a\u00a0<em>Le parrocchie di Regalpetra<\/em>\u00a0di Leonardo Sciascia, a essere ospitato per intero su \u201cNuovi Argomenti\u201d. Non si vive di ricordi anche se ogni tanto abusarne male non farebbe, ma come convive con questa condizione di unicit\u00e0? Non le viene voglia, ogni tanto, di esibirla di fronte a questi narratori sfrontati, sgrammaticati e illogici che gli editori cullano come talenti uccidendo il passato che loro stessi hanno contribuito a scrivere?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNo, non \u00e8 nel mio stile. E non mi interessa entrare in questo genere di polemica, come gi\u00e0 le anticipavo. Non ho questa visione cos\u00ec catastrofista. Oggi mi occupo soltanto della mia scrittura, oppure scrivo una rubrica settimanale di \u201cSconsigli di scrittura letteraria\u201d (un manualetto semiserio, presto ne uscir\u00e0 un libro con Galaad). Intendiamoci, non \u00e8 che vada tutto bene nella cultura italiana, e non \u00e8 che io abbia gli occhi foderati di prosciutto, che non veda i gruppi di potere, le marchette sui giornali e in tiv\u00f9, i romanzi inutili di giornalisti, politici e divi televisivi, e che abbia rinunciato al dissenso, alla critica, solo la esercito in un altro modo, con la satira su fb, soprattutto, cercando di non prendermi troppo sul serio, cazzeggiando, maramaldeggiando. Credo che mi sia pi\u00f9 congeniale. Faccio incazzare tanta gente anche cos\u00ec, peraltro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Coraggioso il suo percorso editoriale, dai pi\u00f9 grandi editori italiani alle piccole sigle indipendenti. Fino ad Elliot, dove pare abbia trovato vera ospitalit\u00e0. Perch\u00e9? Ha un brutto carattere (professionalmente parlando)? O pi\u00f9 semplicemente per lei, cos\u00ec come per centinaia di altri veri autori contemporanei, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 posto in questa editoria isterica, anzi istrionica, senza capo n\u00e9 coda?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCredo di averle gi\u00e0 risposto. S\u00ec, ho un brutto carattere. Ma non solo. Tendo a remare contro me stesso, a dire troppo la verit\u00e0, a offendermi, non mi so vendere, non ho mai saputo capitalizzare il mio successo, il mio talento, ho stroncato troppi intoccabili, con le mie stroncature sull\u2019Unit\u00e0 mi sono inimicato mezza societ\u00e0 letteraria!\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 da poco uscito, per Elliot appunto, la nuova edizione di un romanzo brutale ma bellissimo come \u201cIl sorcio\u201d. Un romanzo che, quando usc\u00ec per Gaffi nel 2007, coincise con le sue dimissioni dalla banca. Fu un caso, oppure quel romanzo rappresent\u00f2 uno stimolo a liberarsi di qualcosa?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abGrazie intanto per gli elogi. Quel romanzo rese il mio autolicenziamento dalla banca inevitabile. \u201cSe resto in banca o mi uccidono i colleghi o mi uccido io\u201d, cos\u00ec confessa espressamente Nicol\u00f2 all\u2019analista durante una seduta di analisi. Credo che non serva aggiungere altro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La storia de \u201cIl sorcio\u201d sembra correre parallelamente alla sua, quella del protagonista Niccol\u00f2 Consorti sovrapporsi a quella di Andrea Carraro. In realt\u00e0 analizza come si ci possa costringere per tanti anni in ambienti che a un certo punto il corpo rigetta, come un organo estraneo. L\u2019unico elemento capace di individuare questa rottura \u00e8 la violenza, oppure esiste un percorso di consapevolezza \u2013 come il suo, ad esempio \u2013 che permette a un individuo di stabilire ci\u00f2 di cui deve liberarsi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019esperienza di Nicol\u00f2 coincide solo parzialmente con la mia, io ho praticato in questo libro e in altri una sorta di autobiografia ritoccata. Ma \u201cIl sorcio\u201d esisteva davvero e faceva quelle cose che racconto. Comunque \u00e8 proprio come dice lei, sa, a un certo punto il corpo rigetta, Nicol\u00f2 usa la scrittura per riscattarsi, non denuncia il sorcio per mobbing, come avrebbe potuto, guadagnandoci su anche del denaro, ma lo rappresenta impietosamente nel romanzo, gli dedica un intero romanzo, lo consegna a un ludibrio ancora pi\u00f9 radicale e profondo. \u00c8 questa la sua vendetta. Ed \u00e8 anche la sua autoterapia. In questa nuova versione sono venute fuori anche altre cose del protagonista che nella prima edizione avevo omesso, la rivalit\u00e0 letteraria con il padre, lo scontro con lui, quel suo annaspare fra le meschinit\u00e0 familiari\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La sua scrittura \u00e8 cos\u00ec caustica, corrosiva appunto. Una scrittura per sottrazione, dettata da un equilibrio interiore pi\u00f9 che dall\u2019esperienza. Lei sembra muoversi in questa modalit\u00e0 con grande scaltrezza, molte volte asciugando il testo cos\u00ec tanto che il lettore ci deve mettere del suo, deve soccorrere l\u2019autore per completare un\u2019ambientazione, un dialogo, una circostanza. Ci si ritrova?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, nel complesso s\u00ec, lavoro molto per sottrazione, per tagli, nei dialoghi anche. Questo libro \u00e8 molto dialogico, essendo scandito dai dialoghi con l\u2019analista nelle sedute di analisi, ma anche per una naturale propensione del testo a cercare il parlato, per gli inserti reportagistici che in questo libro abbondano\u2026 \u201cIl sorcio\u201d libro mescola varie forme narrative, la forma reportage, il romanzo di formazione, il romanzo nel romanzo, il romanzo psicanalitico\u00bb.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><\/figure>\n<p><strong>Eppure nei social media, di cui fa un uso altrettanto cinico e disincantato, si muove come un fustigatore, uno che ha smesso di preoccuparsi di ci\u00f2 che pensano di lui. Insomma, uno a cui non gliene frega pi\u00f9 niente di nessuno.\u00a0<\/strong><strong>\u00c8 davvero cos\u00ec, \u00e8 stanco di tutta la mediocrit\u00e0 con cui viene a contatto, oppure si \u00e8 cucito addosso una missione?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNo, cinico non direi, \u00e8 una parola in cui non mi riconosco. Allora, due parole su fb bisogna spenderle. Per chiarire e per chiarirmi. Diciamo che quello di fb \u00e8 un linguaggio diverso da quello dei libri, e da quello dei giornali; \u00e8 un linguaggio spurio, che bisogna conoscere per sfruttarlo al meglio; per ci\u00f2 che riguarda me, mi permette un\u2019ulteriore maschera nella quale nascondermi, un nuovo io da esplorare, mi permette a volte di dire la verit\u00e0 \u2013 quella che a me sembra tale \u2013 attraverso l\u2019ironia e il sarcasmo e il paradosso, soprattutto in forma di brevi dialoghetti comici, epigrammi, calembour, un\u2019inclinazione alla satira che poi \u00e8 molto presente nella mia natura. Per\u00f2 non sono rissoso su fb, non mi metto a litigare con questo e quello, evito le polemiche e cerco di moderare la volgarit\u00e0, anche se a volte \u00e8 necessaria, \u00e8 connaturata nel messaggio satirico. Sono molto vulnerabile, sa, molto molto pi\u00f9 di quanto non appaia! Quando qualcuno mi attacca, mi ritiro in me stesso per un po\u2019, elimino l\u2019account, mi lecco le ferite, stacco i fili, mi disintossico, ma poi ci ritorno sempre. Non so perch\u00e9. Anzi lo so perch\u00e9, perch\u00e9 fb nella mia vita \u00e8 diventata presto un\u2019abitudine, una ennesima dipendenza\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La sua sulle scuole di scrittura? Su queste palestre di scrittori, poeti, narratori e saggisti a tutti i costi, come se non si potesse fare altro nella vita. Possibile che la disperazione (anche di chi vi insegna) debba diventare un mestiere?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon condivido la sua opinione indiscriminatamente negativa sulle scuole di scrittura. Bisogna vedere caso per caso. Io ci lavoro \u2013 in una scuola di scrittura, come le dicevo, la Genius di Paolo Restuccia e altri amici \u2013 e mi ci trovo molto bene, e ho\/abbiamo anche l\u2019ambizione di fare qualcosa di utile, di trasmettere qualche segreto (quelli che si apprendono lavorando sul campo: nella letteratura, nella critica, nel giornalismo\u2026), le tecniche della scrittura narrativa e reportagistica senza superbia e con molto rispetto delle individualit\u00e0, cio\u00e8 senza imporre la propria idea, il proprio stile, i propri modelli letterari. Ma certo proponendo agli allievi anche la propria esperienza, la propria artigianale sapienza. Insomma, il talento non si inventa, ma lo si pu\u00f2 scoprire, rivelare, orientare maieuticamente, si pu\u00f2 aiutare lo scrittore a scoprire la propria voce, a leggere le cose giuste per risparmiare tempo, a evitare le false partenze. Io ho \u201cscoperto\u201d diversi neoscrittori durante i miei corsi anche fuori dalla scuola, e continuo a scoprirne, o a vederne scoprire dai miei amici-colleghi, di tutte le et\u00e0, anche anziani alcuni: per esempio c\u2019\u00e8 una signora cieca di 70 anni che sta scrivendo il suo primo, bellissimo, romanzo di formazione e che presto verr\u00e0 pubblicato da qualcuno certamente. Poi certo ci sono in giro tanti ciarlatani che si inventano una professionalit\u00e0 che non hanno, ma questo \u00e8 un altro discorso che non mi riguarda e non riguarda la Genius. Io ho fatto anche per due anni il direttore editoriale di Gaffi, fra l\u2019altro, voglio ricordarlo, e anche l\u00ec ho fatto delle scoperte e ho intercettato scrittori validi che poi hanno trovato la propria strada. Ci tengo molto a questa mia tarda vocazione da talent-scout! \u00c8 anche cos\u00ec che combatto la mia battaglia culturale, scoprendo talenti veri fuori-target, irregolari, antagonisti, spesso scomodi, ma necessari\u00bb.<\/p>\n<p>Tornando a\u00a0<em>Il sorcio<\/em>, Carraro tiene a spiegare come mai \u2013 dopo tanto tempo \u2013 abbia sentito il bisogno di tornarci su, di rimettere le mani su un\u2019opera che sembrava gi\u00e0 compiuta e completa nella sua prima edizione (uscita nel 2007 per Gaffi). Ecco fatto, a noi sembrava compiuta e completa. L\u2019autore invece confessa a Pangea che \u00absul \u201cIl sorcio\u201d vorrei dire un\u2019ultima cosa. Vorrei spiegare il motivo per cui l\u2019ho riscritto, perch\u00e9 ho voluto tornarci a distanza di 13 anni dalla prima pubblicazione: perch\u00e9 il finale andava ampliato, potenziato, perch\u00e9 troppe cose restavano fuori della vita di Nicol\u00f2, ulteriori aspetti della sua natura di uomo del sottosuolo, di inetto, che trova un parziale illusorio riscatto nella letteratura; infine perch\u00e9 ho trovato un editore, Elliot, e il suo editor Loretta Santini, disposti a scommetterci su questo libro: pur trattandosi di un libro che ha gi\u00e0 avuto una sua storia. Naturalmente sono grato a Loretta, come sono grato all\u2019amico Alberto Gaffi, il primo editore che ci ha creduto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Infine mi dica la sua su Roma, svenduta anche al cinema, in televisione e nei romanzi.\u00a0<\/strong><strong>\u00c8 davvero cos\u00ec malata, o conviene a tutti che resti attaccata al respiratore artificiale?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abRoma \u00e8 la mia citt\u00e0, la citt\u00e0 dove sono nato e ho sempre vissuto, dove ho ambientato tutti i miei libri\u2026 scrissi anche un libretto, come forse sa, di reportage narrativi dei quartieri romani \u201cDa Roma a Roma\u201d (un viaggio per le periferie della Capitale, dell\u2019hinterland\u2026): insomma Roma \u00e8 una citt\u00e0 che ho girato in lungo e in largo, che amo e odio per certi aspetti, l\u2019ho vista trasformarsi negli anni, sa, nei decenni, ho assistito al passaggio delle borgate a periferie pi\u00f9 o meno integrate, anche se lo sappiamo con mille problemi, con mille ritardi, ma non \u00e8 questa la sede per approfondire\u2026 era solo per dire, che Roma mi appartiene, mi rappresenta \u2013 anche perch\u00e9 io non ho girato molto nella mia vita, sono piuttosto stanziale di carattere. Provo banalmente amore-odio per la mia citt\u00e0, dicevo, mi irrita il carattere guascone di molti romani, il cinismo che ogni tanto affiora nei comportamenti nel linguaggio, non solo nei ceti popolari, ma mi affascina antropologicamente, culturalmente, e dunque lo sfrutto nelle mie storie, nei miei personaggi. Ci sarebbe tanto altro da dire sul mio rapporto con Roma, ma mi fermo qui. Che ne dice?\u00bb<\/p>\n<p><strong>Dico che autori come lei, teste come la sua, pensieri e parole come le sue andrebbero ascoltate con maggiore frequenza e con pi\u00f9 coraggio, ecco che dico.<\/strong>\u00a0Che raramente il rapporto tra uno scrittore e una citt\u00e0 mi \u00e8 parso cos\u00ec complice, cos\u00ec saturo ma anche cos\u00ec vuoto, desideroso di essere riempito di altre cose. Andrea Carraro rimane un mistero anche dopo questa intervista, ma mi consola il fatto di aver reso giustizia \u2013 per quanto possa fare una rivista \u2013 a uno scrittore salito sulle montagne russe, sceso a mille all\u2019ora dalla curva pi\u00f9 alta e risalito sulle colline dell\u2019orrore. Uno scrittore che \u00e8 riuscito a dimettersi dal suo posto di lavoro, ma che \u2013 come tutti gli scrittori veri \u2013 non trova pace con s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Davide Grittani su <em>Pangea<\/em> &#8211; Rivista avventuriera di cultura &amp; idee<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>*In foto: particolare da Gustave Moreau, Le Loup Et L\u2019Agneau, 1889<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per quelli della mia (ma anche della sua) et\u00e0, Andrea Carraro resta un enigma. Non una incompiuta, un enigma.\u00a0Nel senso che \u00e8 difficile spiegare perch\u00e9 a un certo punto se ne siano perse le tracce, smarrite le orme. 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